Situazione e integrazione degli immigrati in Italia

RELAZIONE ITALIANA

L’IMMIGRAZIONE IN ITALIA

1. IL CONTESTO

L’Italia è stata per lungo tempo terra di emigrazione verso l’estero. Nel periodo 1876–1976 più di 25 milioni di cittadini italiani hanno lasciato il paese in cerca di lavoro. Un fenomeno  gigantesco con punte annuali vicine ai 900.000 (1913),  pari al 2,4% dell’ intera popolazione italiana di quell’anno.  Non a caso i figli e i nipoti di  quegli italiani sono oggi nel mondo 58 milioni e di questi oltre quasi 4 milioni hanno passaporto italiano.

Non solo, ma nel secondo dopoguerra, in particola re tra il 1958 ed il 1967, l’Italia ha visto grandi flussi migratori interni (dal sud al nord, dall’est all’ovest). Sono milioni gli italiani che dalle regioni meridionali  e nord orientali del paese si sono trasferiti per lavoro nel triangolo industriale (Milano-Torino-Genova).

Oggi tutto questo appartiene al passato ed l’italia è diventata terra di immigrazione. 

2. ITALIA: la POPOLAZIONE STRANIERA PRESENTE 

Al Gennaio 2007  la presenza straniera si stima in circa tre milioni  di  unità. 

Con questa presenza l’Italia diventa dopo la Germania (7,5 milioni) e la Francia (3,5 milioni) il 3° stato alla pari con la Spagna, sorpassando l’Inghilterra 2,7 milioni Va però detto che mentre in Italia i cittadini naturalizzati sono poco più di 13.000, in Francia e Inghilterra gli stranieri naturalizzati, in 50 anni, sono quanti gli stranieri! regolari (cioè alcuni milioni).

La presenza straniera regolare nella UE supera i 24 milioni. Di questi il 30%, poco meno di 8  milioni è formato da cittadini della UE che vivono in un paese comunitario diverso da quello di origine.

Mediamente entrano in Europa da paesi extra UE  circa 500.000 individui l’anno:  131.000 in Italia nel 2004. I più provengono da Europa dell’est (Romania, Moldavia, Ucraina, Polonia), dal Magreb , dall’Asia (Cina, Filippine) e dall’America Latina (Perù, Equador, Brasile).

3. IDENTIKIT DELL’IMMIGRATO IN ITALIA

Si tratta di giovani e adulti che nel proprio paese avevano casa e lavoro, vivevano una condizione sociale culturale ed economica  che potremmo definire di classe media (in relazione al livello di vita del paese di origine). Contrariamente ai luoghi comuni diffusi, le persone in condizioni di debolezza culturale e prive di risorse materiali non riescono ad emigrare e si ammassano alle periferie delle città capitali dei loro paesi o, quando riescono ad andarsene, si fermano nei  Paesi arabi, nel sud est asiatico, in poli periferici di sviluppo.

Pertanto in Italia arrivano soprattutto operai qualificati, tecnici, professionisti lavoratori del commercio, giovani diplomati e laureati, contadini e piccoli proprietari di terra, insegnanti, impiegati.

Il livello culturale degli immigrati (censimento 2001) risulta mediamente elevato.

  • 12%     è laureato
  • 28%     ha un diploma di media superiore
  • 33%     ha la licenza media

Oggi alcune Comunità e in particolare i nuovi arrivati presentano il 50% di laureati (Perù, Equador, Ucraina, Moldova, Filippine,…)

Molti i minori, soprattutto adolescenti e preadolescenti (sono oltre il 20% di tutti gli immigrati).

Quasi la metà degli arrivati sono donne (48%)

L’immigrato ha in proprio o si è procurato, risorse economiche di una certa entità soprattutto quando arriva irregolarmente (deve disporre in contanti di alcuni anni di salario del proprio paese del proprio paese e deve avere appoggi nel paese d’arrivo). Ha una buona capacità di adattamento ed è intraprendente: conosce altre lingue (talora anche l’italiano) ed intende affrontare i rischi del nuovo radicamento. Ci sono fenomeni legati a un’immigrazione di “transumanza” o “catena umana” che riguarda parti significative della comunità cinese, rumena, marocchina, peruviana, equadoregna, bengalese: si trasferiscono gruppi consistenti di singoli e famiglie che vivevano in aree definite nei loro paesi. Fra questi si trovano anche  persone più deboli e meno provviste di risorse perché contano sul  gruppo già emigrato.

In sintesi:  si tratta dunque di un immigrato giovane, uomo e donna, colto, con laurea o diploma in percentuale elevata, che ha lavorato fino al mese prima, che ha nel proprio paese  una casa, una famiglia e ha buona intraprendenza e per lo più una professionalità esercitata. Inoltre ha conoscenza di altri immigrati che garantiscono l’auto - aiuto nella prima fase.

Una categoria a parte sono i rifugiati e i richiedenti asilo con soggiorno di asilo o umanitario che fuggono dai paesi dove sono perseguitati o i cosiddetti “sfollati” (ex Jugoslavia, Somalia, Liberia, Congo). 

4.  LE NAZIONALITA’ PIU’ PRESENTI

La caratteristica degli immigrati in Italia è il numero elevato di nazionalità.  30 sono quelle con una significativa presenza, ma si arriva a 160 nazionalità diverse. La Comunità più presente è qulla che proviene dalla Romania, seguita da Marocco, Albania, Ucraina, Perù, Cina, Equador, Nigeria, Polonia.

La comunità rumena è una comunità con una cultura europea ed una lingua neolatina, ed è la comunità che in proporzione alle altre conta più lavoratori soprattutto nel campo dell'edilizia e il più alto numero di lavoratori autonomi con numerose imprese aperte negli ultimi anni. L'immigrazione rumena inoltre è un'immigrazione con un alto livello di scolarizzazione, la maggior parte arriva in Italia con un diploma e non sono pochi i laureati. Con l'ingresso della Romania nell'Unione Europea l'Italia si è trovata a far fronte ad una situazione complessa: il passaggio da cittadini extracomunitari per cui vigevano norme e regolamenti specifici a cittadini neo-comunitari per cui vanno predisposte tutte le garanzie, tutti i diritti  e tutti i servizi previsti per i cittadini della Unione Europea.

5. COME  SONO   DISTRIBUITI  SUL  TERRITORIO NAZIONALE

Le Provincie con maggiore presenza sono Roma (350.000) Milano (322.000) Torino (126.000) Brescia (110.000).  Mentre le Regioni vedono in testa la Lombardia con 653.000, il Lazio con 389.000, l’Emilia con 285.000, la Toscana 222.000, il Piemonte 286.000. A questi vanno aggiunti circa il 20% di minori di 14 anni, indicati sul soggiorno dei genitori che portano il Piemonte a 300.000 regolari.

6. CARATTERISTICHE  DELLA  POPOLAZIONE  IMMIGRATA

I dati dell’Istat, del Ministero del Lavoro, del Ministero della Pubblica Istruzione, del Ministero dell’Interno, le ricerche sul campo, forniscono un’immagine della popolazione immigrata ben diversa dallo stereotipo dello straniero maschio, adulto e solo.

  1. E’ una presenza fatta di famiglie: entrambi i genitori con i figli. madri sole con figli, ragazzi affidati a fratelli maggiori o parenti. padri con figli adolescenti.
  2. La fascia di età evidenzia la presenza massiccia di giovani adulti di entrambi i sessi  (circa il 70% è tra i 18 e 45 anni, il 10% oltre i 46 e il 20% ha meno di 18 anni)
  3. E’ diffusa nel territorio anche al di fuori delle aree urbane, nei paesi e nelle piccole città dove è più facile trovare casa. I tassi più alti (oltre 10%) sono nei Paesi e nelle piccole città, soprattutto per famiglie consolidate.
  4. E’ inserita nel mercato del lavoro nazionale. Sono inseriti (censimento 2001) il 6% in agricoltura, il 45% nell’industria, il 32% nei servizi, il 17% nel commercio. E’  in forte crescita nel settore dei servizi, dove le colf straniere rappresentano il 74,4% di tutti i lavoratori impegnati in questa professione.
  5. E’ composta da minori il cui numero cresce più degli adulti sia per ricongiunzione sia per nascita. La scuola  ed i servizi educativi (nidi e materna) sono stati investiti dalla crescita della presenza dei minori stranieri con il raddoppio della popolazione scolastica straniera negli ultimi tre anni nelle grandi città. Per quanto riguarda gli adulti un ruolo importante lo giocano i CTP (Centri Territoriali Permanenti per l’educazione degli adulti) dove confluiscono numerosi  gli stranieri per imparare la lingua e non solo.

7. LE POLITICHE E GLI INVESTIMENTI   PUBBLICI

La presenza degli immigrati pesa significativamente sul dibattito politico in Italia ed i governi dal 1994 ad oggi sono ripetutamente intervenuti sul problema con una serie di misure legislative. La centralità ed insieme il carattere fortemente controverso del problema  si può chiaramente vedere dalle continue modifiche delle norme di riferimento, a seconda di quale sia la coalizione di governo al potere:  la legge Turco/Napoletano  è stata varata dal governo di centro sinistra alla fine degli anni 90, ma è stata sostituita dalla Bossi/Fini subito dopo la vittoria del centro destra nel 2001 ed ora il governo di centro sinistra, insediatosi nel 2006, intende definire un nuovo provvedimento legislativo (Amato/Ferrero) che modifica la Bossi/Fini. La immigrazione è quindi tema di prima grandezza e di gran peso, non solo nel confronto tra forze politiche, ma anche nella percezione dell’opinione pubblica dove, nella pur generale condivisione della necessità ed utilità della presenza degli immigrati, si confrontano (e spesso si scontrano con asprezza) posizioni di apertura ed integrazione con posizioni di chiusura ed allarme sociale.

Gli investimenti pubblici sulla immigrazione nel 2005 e nel 2006 ammontano a 144 milioni di Euro, di cui 29 milioni a sostegno dell’immigrazione e 115 milioni per contrastare l’immigrazione irregolare.